La pozione magica degli allenatori e degli psicologi sportivi: trasformare il rospo nel principe degli sport di squadra…

By 6 gennaio 2017sport coaching

Come lo psicologo dello sport può facilitare lo sviluppo della mente collettiva.

 

Il segreto che rende un insieme di persone una squadra ormai è stato svelato e raccontato, declinandolo nei vari contesti in cui la collaborazione è la chiave del successo: dallo sport all’azienda, dal marketing al life coaching e alla psicologia. Sappiamo infatti che una squadra è un gruppo di persone che diventa altamente produttivo perché condivide gli stessi obiettivi e gli stessi metodi per realizzarli. In una squadra c’è anche un elevato livello di organizzazione che consente di definire i ruoli di ciascuno e il passaggio del potere e dell’efficacia attraverso la delega, quasi come se fosse il passaggio della palla durante una partita.

Ciò che ancora resta oscuro è come concretamente operare tutti i passaggi necessari, rendendo più facili e più stabili i processi. Sappiamo infatti che la coesione delle squadre è labile e spesso si sfalda nel momento meno opportuno…

Arrigo Sacchi, riconosciuto come un innovatore nel gioco del calcio tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, sottolinea per esempio come sia necessario creare “affinità e l’interazione ad altissimo livello” per creare una squadra e ottenere quel gioco condiviso che fa aumentare le possibilità di vincere. Infatti per Sacchi il raggiungimento di questa dimensione dell’essere squadra non solo fornisce risultati superiori della somma dei singoli contributi, ma anche potenzia le individualità, perché “la squadra migliora sempre il singolo“. Pare che per dimostrare concretamente la validità di questo principio, da allenatore del Milan facesse esercitare i suoi calciatori in partitelle di 5 difensori (incluso il portiere) contro 11 attaccanti. Neanche a dirlo alla fine i 5 “organizzati” in squadra riuscivano sempre a non subire reti rispetto agli 11 “disorganizzati”.

Se quindi nelle dinamiche di squadra la magia sta nel rendere il totale maggiore della somma delle parti, allora dobbiamo considerare attentamente il ruolo delle relazioni. Questo mette in primo piano l’atteggiamento del singolo verso la relazione, e pone come compito principale per un mental trainer o uno psicologo dello sport il prendersi cura delle relazioni. Non solo quindi allenare le competenze fisiche, tecniche e tattiche ma anche e soprattutto quelle affettivo- relazionali. Gli allenatori sportivi “tecnici” hanno a disposizione la loro esperienza e sistemi di buon senso per aiutare gli atleti ad aderire psicologicamente al progetto di squadra. Così è diventata proverbiale la disciplina di Sacchi o i pranzi di socializzazione di Ancelotti. E’ diverso però potersene occupare su un piano più specifico e mirato con competenze psicologiche e relazionali specifiche.

E’ soprattutto necessario cambiare la propria mentalità individuale, mettersi in gioco e lasciarsi permeare dalla dimensione collettiva dei rapporti, non restando fermi nella propria dimensione limitata di credenze e possibilità. Perché grazie alle sinergie possiamo migliorare e raggiungere anche risultati impensabili.

Perché allora restiamo ancorati in una vasca da bagno

quando possiamo navigare in un mare di possibilità?

Perché in diverse occasioni non sappiamo entrare appieno nel potenziale della squadra per dare e trarre vantaggio? Anche quando sappiamo che l’unione fa la forza o che uniti si vince, ci sono sempre paura, invidia ed egoismo come principali ostacoli ad abbracciare per intero lo spirito di squadra.

Come psicologi dello sport siamo esperti di fenomeni mentali, sappiamo che non solo la paura ma anche l’invidia può funzionare come un enorme freno tirato di fronte a qualunque cambiamento, anche a quello potenzialmente vantaggioso. E queste emozioni possono scattare nelle persone anche in modo automatico e incontrollabile.

Definisco invece l’egoismo come una strategia consapevole e scelta, forse l’erba più cattiva che può crescere nel terreno dello sport e della vita più in generale. Purtroppo anche con le migliori metodologie di mental training risulta difficile agire su questo mix di mala fede e invidia, perché chi agisce deliberatamente in questo modo non considera vantaggioso cambiare atteggiamento. Si può invece imparare ad affrontare efficacemente le proprie paure, che sono la parte più consistente dei blocchi rispetto alla mentalità di squadra. E anzi, possiamo trasformarle in un ulteriore fattore di successo. Il problema delle emozioni negative non sta nel loro contenuto (paura, rabbia, disgusto, rassegnazione ecc) ma nel potere che hanno di farci disconnettere dal centro di noi stessi e dalla relazione con gli altri. Per potere essere “almegliodite” e ricavare il massimo dalla connessione con la mente collettiva di squadra, devi comprendere e gestire adeguatamente le tue emozioni e questo non è sempre semplice. Può quindi essere utile un life coaching o un coaching sportivo mirato per imparare a usare bene la tua ricchezza emotivo- relazionale, oppure un intervento di Psicoterapia Emdr o Psicoterapia Sensomotoria quando bisogna raddrizzare qualcosa che si è stortato e non torna a posto automaticamente. Te ne accorgi perché le difficoltà diventano sistematiche: sempre in quel frangente, sempre a quelle condizioni… Parlare di psicoterapia non significa dover affrontare qualcosa di pesante. Ci sono ancora molte persone che associano questa parola a camicie di forza, ospedali psichiatrici e deliri. Vi posso rassicurare che non è così! Il paragone più calzante è quello con il fisioterapista. Hai fatto un movimento anomalo e un muscolo è rimasto contratto? Il fisioterapista lo individua, lo massaggia e lo riporta nella condizione fisiologica. Via il dolore e ripresa della funzionalità. Noi facciamo la stessa cosa con i processi mentali (pensieri, emozioni, sensazioni fisiche) e con i rapporti tra mente e corpo. Faccio un  esempio. Provo molto sovente una paura che mi impedisce di godermi il piacere della relazione: anziché beneficiare della collaborazione sentendomi più forte e rilassato, mi sento piuttosto diffidente e privo di fiducia, e sto sulla difensiva. La tensione muscolare aumenta e le articolazioni sono più soggette e usura e infiammazione. Magari mi sento più facilmente vuoto e vulnerabile all’ansia o alla rabbia. Con un contributo mirato di psicoterapia (il metodo Emdr e la Psicoterapia Sensomotoria garantiscono il “su misura” dell’intervento) possiamo riportare tutto il sistema nella sua posizione più naturale, liberandolo dalla paura e dalle tensioni nocive e non necessarie, evitando di continuare a sbattere la testa nelle medesime situazioni e nelle medesime difficoltà.

Molte volte ci si sente ripetere in vari contesti (sportivo, scolastico, lavorativo) che dobbiamo imparare a uscire dalla nostra zona di confort per salire di livello. Se mi consentite una battuta, a me pare che spesso noi siamo legati alla nostra zona di s-confort! Come tante balene spiaggiate siamo lì bloccati in quel punto dell’esperienza senza sapere bene come ci siamo arrivati, senza un perché e non sentendoci neppure tanto comodi. Valutiamo allora di procurarci un buon allenatore- psicologo che ci faccia da navigatore, per riscoprire il piacere di arrivare ai traguardi con le nostre gambe!